Il sapore della banana

Ho visto le banane sul tavolo.

Ho pensato: “è da tanto che non mangio una banana, non ricordo bene il sapore”.

Ho immaginato il sapore di banana.

Decido di mangiare la banana.

Vado in cucina e vedo i mirtilli in frigo.

Mangio la banana e nel mentre immagino il sapore dei mirtilli.

Mi son persa il sapore della banana.

E non son poi neanche tanto sicura del sapore dei mirtilli.

Milano tossica

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Nell’aria soporifera di questa città mi abbandono,
come in un sogno scivolo nella nebbia che offusca la mente e i pensieri.

I polmoni bruciano e si stringono al cuore per trovare conforto,
gli occhi che prudono come quelli di un bambino che ha sonno.
Il gusto amaro in bocca che scende giù per la gola.

Veleno urbano a piccole dosi.
Anestetico per i sensi.
Sonnifero che invade le strade e ricopre l’asfalto.
Vedo zombie come sagome nella nebbia, vagano persi per le strade.

Questa è Milano, città che ha perso i colori,
luogo miope in cui non vale la pena indossare gli occhiali per vederci meglio.

Cosa ho che non va

…non lo so, eppure

sta di fatto che, lo so…

dopo un po’ di tempo che frequento delle amicizie, eccola che scatta,

…una molla…

può scattare in qualsiasi momento, non so il quando…ma so che, prima o dopo, lei scatta.

E quando scatta, ecco, in quel momento, da un momento all’altro, senza motivo apparente, bho, mi cala del tutto l’interesse, la voglia di vedere e di uscire con quella compagnia, non ho più lo slancio di fare le attività che facevo con quelle persone.

Mi spiace, mi capita che qualcuno se la prenda…

Mi sta capitando proprio in questo periodo con una persona, se l’è presa con me, è offeso, per questo, per la molla, che è scattata.

Mi rinfaccia…

non esco più con loro…

non esco più con lui.

Mi spiace, son fatta così, forse male…ma così…

Prima eravate molto vicini, amici, ma ora vi sento distanti.

Forse vi siete allontanati voi…naaa ma chi prendo in giro, mi son allontanata io.

Minkia, non voglio più vedervi, ma perchè? Mi chiedete? Avete tutto il diritto, di chiedere, solo che non so, non so risponde.

Non ho niente contro di voi, siete simpaticissimi, in gambissima, grazie per tutto, ma ora… basta. Io cambio. Non c’è un perchè. Magari è un perchè bho.

Uscire con voi, ora, significherebbe “forzare” me stessa.

Perchè dovrei? Sono egoista? Forse.

Sono altruista? Sicuro, anche troppo…eppure…

Mi spiace per chi non mi capisce. Mi spiace per me che non mi capisco.

Politica

Sono a casa. Mio zio è da noi in visita, con cane a seguito.

Con mio padre discutono da 2 ore di politica. Come tutte le volte che si ritrovano, l’argomento è quello, nient’altro di cui parlare: la politica.
E’ inevitabile, la politica scappa, non si può trattenerla.

E’ una cosa super seria, il parlar di politica, un vero lavoro, c’è dietro tutta una preparazione: quando zio e papà sanno di dover incontrarsi, e anche quando non (si sa mai capiti di beccarsi), allora si caricano, come due molle:

TV, internet, radio, ovunque si ci siano dibattiti, ripassano i programmi dei partiti, guardano agli scandali, ai nuovi incensurati, alle vicine date dei comizi e finalmente, ritrovatisi, ecco che arriva l’orgasmo.

Attaccano a manetta, sviscerano qualunque cosa, son dei maghi di retorica, e non dimenticano nulla, vanno avanti per ore, fino ad esaurire le argomentazioni…

…una volta esaurite, riavvolgono il nastro e ricominciano, nel caso fosse sfuggito qualcosa.

Si trovano d’accordo, su tutto, o meglio, mio zio è d’accordo con mio padre, su tutto, anche su quello su cui non è d’accordo.
Il tono ironico, saccente e qualunquista con cui portano avanti illazioni condite da luoghi comuni mi dà fastidio.

Mi dà fastidio nella giornata di oggi. Mi dà fastidio in qualsiasi altro momento.

Oggi parlano e parlano e parlano, come fanno anche le altre volte.
Eppure oggi è quasi insopportabile: il cane viziato di zio partecipa anche lui alle discussioni abbaiando incessantemente, urla come un ossesso.

“Dimmi, cosa ti turba stupido cane? Hai carenze di affetto? Ti prometto che ora ti faccio una carezza ma tu smetti di abbaiare.”
La carezza alla fine non gliel’ho fatta. Ha continuato a guaire, di più, sapeva non avevo mantenuto la promessa della carezza.

Scusa cane. Non è colpa tua. A furia di sentir parlare di politici mi sono un po’ immedesimata.

Cielo e Terra

Quando la calda Terra interroga il Cielo del perché faccia cadere la sua fredda pioggia su di lei… non riceve risposta.

Asfalto, edifici, tettoie, barriere… persino gli ombrelli: un insulto al Cielo che vuole bagnare e un insulto alla Terra che vuole farsi bagnare, masochisticamente.

Non ci badiamo… eppure da parte nostra è un continuo offendere, e Cielo e Terra; dotate di una sopportazione che è, sì, molto grande, quanto loro sono vaste… ma non di certo infinita.

Un giorno le due ricominceranno a parlarsi, e allora la Terra riceverà finalmente risposte dal Cielo.

Quel giorno tutte le barriere saranno distrutte; Yin e Yang si fonderanno in un nuovo equilibrio.

 

Maledette zucchine!

(Eh, si, sono allergica alle zucchine)

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Zucchine in agguato ordiscono trame per esser mangiate.
Celate nel brodo di quel minestrone sono.

Da damigelle d’onore fan ai ceci con pudore.
Non possono certo non finire in tutte le zuppe contadine.
E anche nel riso mimetiche stanno tra i chicchi bagnati dal pesto, che danno!
Nel sushi ancor peggio, sposate all’avocado, no, non lo lascian di buon grado.
Verdure grigliate, no grazie, scherzate?
Stan lì lor, in posti riposti e bene nascosti, molliccia e mite la loro presenza,
mannaggia la loro esistenza!!!

Cosa vuoi fare da grande?

Si chiamava Pierluigi Stato, Pierluigi di nome e Stato di cognome.

Nacque con la camicia e sin dalla tenera età ebbe chiaro in mente cosa avrebbe fatto da grande.

Non mirava a diventar astronauta o pirata…
…tantomeno supereroe…
…aspirava a qualcosa di incommensurabilmente superiore e perfettamente realizzabile, senza sforzo.

Si godette appieno la propria infanzia, senza l’assillo dalle incombenze scolastiche che tralasciava regolarmente di svolgere.
Fu bocciato 3 volte, in prima media, quindi abbandonò le scuole.
Il giorno del suo diciottesimo compleanno all’anagrafe cambiò il suo nome, da Pierluigi a Italiano.

E fu così che Italiano Stato o Stato Italiano cominciò a coniar moneta e stampar banconote con le quali visse felice e contento.

La luna

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Un mio sogno ricorrente è che la luna non sia reale ma solo un ologramma, proietatto in cielo.

In sogno…succede che la luna abbia qualche “sfarfallio” come per problemi di tramissione dell’immagine da un proiettore che non funziona troppo bene.

In sogno…spesso faccio finta che nulla stia accadendo e smetto di guardare la luna, perchè la cosa mi fa troppa paura.

In sogno…tuttavia succede che, prima o dopo, qualcuno me lo faccia notare e io debba alzare la testa al cielo ed ammettere il problema.

Ieri sera ero fuori e guardavo la luna, era piena, molto grande. Mio padre mi ha fatto notare che le ombre dei crateri disegnano due amanti mentre si baciando. Era molto bella la luna ieri sera. L’unica cosa che mi ha lasciata perplessa è che mi è sembrato di scorgere lo “sfarfallio” in certi momenti.

Un piede

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Prepotentemente ritenuto dentro quell’angusta e umida sacca, non perdeva occasione per rivendicare il diritto di rivedere la luce del sole.

E così si impegnava a sudare, sudava copiosamente, perché sapeva che in tal modo, prima o dopo, un minuto d’aria gli sarebbe stato concesso.

Spurgava via tutto il sudicio che portava dentro, corroborato dalla sfrenata voglia di liberarsi a furia di unghiate da quel calzino maledetto.

Ahi miseria! Com’è dura la vita di un piede ai climi freddi!

Pupazzo

Immoto, silente Pupazzo,
mi guarda con sguardo distratto,
mi porge un sorriso sereno,
percorso da attonita quiete.

Pupazzo dal cuore di spugna,
immobile effige di pelo,
le ossa ti hanno sottratto,
la spina dorsale rifatto.

Un ciuffo che cade distratto,
la gamba, di sbieco, posata,
riposi su un trono di leccio,
la polvere a farti lenzuolo.

Ma quanta mestezza si intende,
e quanta sapienza si posa
sul capo cucito da abile mano.

Con quanta coscienza ti ergi maestoso
leggero baruffo di inanime corpo.

Eppur nella mente mi passa saetta un cupo pensiero,
l’immagine lesta di te, o Pupazzo,
che spii li miei sogni nel cuor della notte,
mi inquieta parecchio
che stento non poco a prendere sonno.

Tanticchia irrequieto mi giro, rigiro,
aggiungo un sospiro, nel letto che implora riposo,
nel buio ti fisso, ti vedo, ti scruto, ti intendo,
non riesco a chiudere occhio.