Il grosso pesce Blu

“Ma come facciamo ad esserne sicuri? Chi ce lo garantisce?”
Speravano nel miracolo.
Il grosso pesce blu aveva lasciato vacante il suo posto nel mare.
Erano tutti adunati lì, ad assistere alla scena.
Un vascello a profondo pescaggio invadeva parzialmente la visuale al gruppo e forse era meglio così.
La presenza di plancton e di qualche medusa in lontananza faceva loro da scherno.

“Non credo che funzionerà” disse il più piccolo del gruppo.
Non uno che la pensasse diversamente, ma non volevano ammetterlo. Era tutto così ridicolo.

Le pinne del grosso pesce blu sbatacchiavano da una parte e dall’altra del suo corpo, era penoso assistere a quello spettacolo. Era il più forte, lui, per questo era stato scelto, eppure in quel momento sembrava così fragile, e difatti lo era in quelle condizioni.

Il grosso pesce blu annaspava sul bagnasciuga cercando disperatamente di avanzare per raggiungere la strada. Le belle scaglie, rilucenti al sole, stavano disseccandosi.
La forte pinna caudale sferrava sferzate di inaudita potenza al suolo, con l’unico risultato di far volare granelli di sabbia a destra e a manca.

Boccheggiava affannosamente, le branchie reclamavano ossigeno.

Il gruppo di pesci assisteva incredulo al crudele spettacolo. Non ce l’avrebbe fatta. Non avrebbe mai raggiunto la strada e mai si sarebbe trasformato in sirena per dare una lezione agli uomini.

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