Gentili cornacchie…

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Gentili cornacchie che porgono il becco al primo passaggio
ricevono in dono serpenti fumanti di argento vestiti
che recano in gola l’amaro veleno.

Bastoni perduti e spade taglienti nel golgo di teste
che riempion la piazza nel mezzo di una battuta di caccia.

Gentili cornacchie ramponi sui tetti che vedon la folla
di unto vestita cercar tutt’ intorno bastoni perduti e spade taglienti.

Serpenti d’argento di coda sonante, bifolchi per strada si apron le danze,
cappelli di teste lasciati alla polvere, bianchi di gesso
ricordan pastrani.

Eppur tutt’intorno si affrettan le gambe, le mani veloci ricevon regali,
serpenti d’argento di liscio velluto sovvengono lenti con far risoluto.

Le spire si stringon, intorno alla piazza, le teste si chinan, le mani si alzan.

Gentili cornacchie fan eco alla folla, grondante di rosso, sprizzante di gioia.

La mite presenza di vecchie cornacchie si scaglia irrequieta nell’umile canto
che inebria di fango i gesti del branco.

Si scartan i doni, si chiudon le danze, le viscide mani si serrano blande.

Neppur un sospiro, un lento respiro ricopre la piazza,
un caldo tappeto di schiene bruciate per sempre marchiate
del segno indelebile di chi le ha accerchiate.

Squame di luce ritornan sovrane.
Lasciati i bastoni, smorzate le spade, nessuno più freme, nessuno più tace.

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