Metereopatia

Sto usando Word per scrivere ‘sta ca**ata, invece della solita applicazione post-it per Mac che è degna solo di qualche buongiornissimo attaccato virtualmente la sera prima sul desk e ritrovato al mattino appena acceso il computer, così, per farsi compagnia.

Il fatto è che fuori sta piovendo e io son metereopatica, e anche tanto: per darvi un’idea, son più metereopatica del mio cane, che, credetemi, lo è molto.
Son quindi di cattivo umore….
…..
Eppure, pensandoci, è una buona cosa: se fossi di buon umore e fuori piovesse magari mi verrebbe voglia di uscire e, non potendo, allora sarei di cattivo umore.

Non se ne esce.

E allora?
Allora niente, sapete che faccio?
In barba a tutto, fingo ci sia il sole ed esco…
…senza ombrello,
…con solo il costume da bagno addosso,
…mi cospargo di crema protettiva, protezione 60,
…di due estati fa,
…scaduta.

Così, viscida come un girino, mi immergo in ogni pozzanghera ci sia sull’asfalto, mi ci tuffo proprio. Mischiando l’oleosità della crema solare all’unto di olio di macchina procedo in questo modo, di pozzanghera in pozzanghera, come ape di fiore in fiore, giù fino al fiume Lambro.

Sì, vado al Lambro: son lì che stanno le pozzanghere più grosse, quelle belle fangose, che son un piacere. Da girino allora divento suino. Gongolo un sacco a rigirarmi in quel fangume dall’odore caratteristico…
…c’è a chi piace,
…come c’è a chi piace il taleggio.
A me non piace…nè l’uno nè l’altro.

Decido quindi di ripulirmi da tutto quello schifo con un bel tuffo al fiume. Le acque del Lambro scrostano bene, si sa, detergenti e liquami chimici fan il loro lavoro.

Completamente ripulita, allora da suino divento pesce. Mi lascio trasportare dalla corrente del fiume, giù fino al mare e alla fine approdo ad una spiaggia.
Lì ridivento umana,
…bagnante in villeggiatura,
…fuori stagione.

Nel frattempo ha smesso di piovere, il cielo si è rasserenato ed è anche spuntato il sole.
Me ne torno a casa in autobus, di cattivo umore, fingendo stia piovendo.

Stranezze

Giusto prima di imboccare una rotonda scorsi davanti a me, dall altro lato della strada, quella che mi sembrava una figura umana in movimento. All una di notte…in mezzo ad una strada… “Che strano!”. Ho pensato.

Dovevo inquadrar meglio la faccenda.

Guardando più attentamente… non era un uomo ma un cartello stradale.
Era in procinto di scavalcare il guard rail…peccato però che nell attimo in cui fissai lo sguardo su lui si immobilizzò.
“Perbacco!” Pensai, “ora anche i cartelli stradali se ne van in giro, soli, di notte…”

Figaggine

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Lui…una volta era il pezzo di plastica più figo, riceveva considerazioni maggiori addirittura di quelle date al cane, che charme pazzesco che aveva!

Ora, seppur in pensione, continua ad essere figo e spacca in maniera dinamica ed esponenziale, comanda plotoni di lombrichi, li cavalca per divertimento e coi loro escrementi fa impacchi per mantenere elastica la plastica della pelle.

Lui sa che ha ancora lunga vita davanti. E’ consapevole che tutto intorno a lui si trasformerà, centinaia e migliaia di volte, sempre diverso. Nonostante ciò lui rimarrà immutato.

L’emblema della figaggine non abbandonerà questo suolo.
La terra che lo ospita ringrazia.

 

Chissà che sognerò questa notte…

Chissá cosa sognerai stanotte.
Preferisci vivere la finzione piuttosto che fingere di vivere.

Riempi il vuoto con altro vuoto, così non lo senti, il vuoto, impegnato come sei a riempirlo.

Il mondo è bellezza, fragile, inconsistente, involucro che riecheggia di incomprensioni.

Non pretendere quindi di comprendere, nascerebbero in te ancora più dubbi, di ben piú vasta portata dei primi che ti eri posto.

Non andare il fondo a quel che vedi, resta in superficie, è lì che sta la bellezza.

Analfabeta della vita, godi e non chiederti perché, smetteresti di godere e non troveresti risposta.

Natale

Nelle tue iridi cerulee, ci ho visto il mio riflesso: mollemente mi ha mostrato l’apatia del mio essere natalizio.

Del Natale ricordo l’odore acree del sughero, marcio di vino, e il fumo denso di un camino appena acceso che brucia gli occhi, lucidi di freddo e aspettative.

Gli animi sono inebriati dallo spirito, dell’alcool e dall’euforia delle natalizie, lagne.

Scorre placidamente vinello, straripa fuori dai bicchieri della cristalleria di nonna Pina e bagna la tovaglia, rossa, che diventa ancor più rossa.

Fuori è bianco. Nevica.

Lacrime ghiacciate dal cielo, sul volto di un senzatetto, lavano visi puliti di bambini;

nei prati gli uomini, di neve, incontrano gli angeli, di neve.