A caso…

Chiunque abbia provato a trovare il bandolo della matassa sa che i nodi che si incontrano non sono mai pochi. Troppi nodi e nessun pettine. Provo a districare i fili usando le mani ma le dita sono marshmallow e si sciolgono su teste calde.
L’estate scorsa ho imparato ad andare in bici, ma non avevo una bici, ho imparato la teoria.
Ho il potere di leggerti la mano, sì, ma prima devi scriverci qualche cosa su, o ce la scrivo io, se preferisci.
Porgi l’altra guancia che quella è guasta e non me ne faccio nulla.
Gli astri oggi sono allineati e il mio satellite orbita lento intorno alla costellazione di Orione Scorpione o Giunone ascendente cane, me lo sento, mi porterà fortuna.
Giugno è il mese più caldo, luglio e agosto si usano i condizionatori.
A settembre riprendo a fare la seria, te lo giuro, ma comunque potrei anche cambiar idea da qui a settembre 2047.
Se provi a baciare un rospo poi non lamentarti che hai un saporaccio in bocca.
Il mio gatto l’ho ammaestrato bene, ora ho il cane che ho sempre desiderato.
Non ho preso quella scelta a cuor leggero, c’ho ragionato molto, quando il lancio della moneta mi ha dato croce mi son rotta la testa per capire i meccanismi del calcolo probabilistico.
Intanto che tu ci pensi, io parlo per disturbare i tuoi pensieri, non volermene.
Il silenzio è d’oro, ho accumulato silenzi e son diventata ricca.
Non serbo rancore, piuttosto preferisco il rumeno o il croato.

Un pazzo…

Rughe profonde solcavano il volto dello straniero avventore. Una persona che più che persona avrebbe potuto definirsi un personaggio.

Non aveva brache addosso e sulle spalle solo un pastrano ed un cappuccio in testa.
Un forte odore di alcool misto a ferro proveniva dalla parte del locale dove stava seduto, in disparte.
Chino sul suo cocktail, lo sguardo dentro al bicchiere, con una mano si accarezzava le cosce nude, con l’altra tratteneva un’altra mano, monca.

Ebbene sì, teneva per mano un arto senza corpo, mozzo all’altezza del gomito, gocciolante sangue ancora fresco.
E sembrava la cosa più normale al mondo a vederlo. Quasi nulla di sbagliato. Così tanta nonchalance riponeva nel gesto che nessuno, quasi, si accorse di quel pezzo di cadavere. Me ne accorsi io, tuttavia, bird watcher accanito, tanto avvezzo ad osservare e cogliere le minuzie più minuziose.

E come avrei potuto ignorare la cosa una volta appurato che qualcosa di sbagliato c’era, lì, davanti me, in quell’uomo tanto misterioso quanto nudo?

Così, mi avvicinai, cauto, e solo quando fui molto vicino lui si accorse di me e sollevando lo sguardo incontrò il mio sguardo.
Ebbi paura. Le sue iridi cerulee luccicavano di una violenza antica, vorace e selvaggia. Erano gli occhi di un pazzo quelli.

Realizzai chi mi era davanti e non riuscii a trattenermi, mi contorsi in uno spasmo violento, lacrime cominciarono a sgorgare dai miei occhi, copiose, e con esse venne il riso, riso a crepapelle, quasi fui soffocato dall’ilaritá che mi prese tutt’un tratto.

Davanti a me sedeva un uomo, pazzo sì, certo, come tutti gli uomini, ma mascherato da pazzo: il grembiulino da cucina del David, il braccio mozzato di gomma, il sangue finto. La miopia acuta da cui ero affetto mi aveva tratto in inganno proprio la sera di carnevale. Bird watcher lo ero, vero, ma sempre solo da vicino.