Brucia

Brucia, nel petto, brucia, costantemente, una fiamma arde e brucia, di sentimento e d’impotenza.

Le parole non sono utili a comunicare.
Un’impellenza ti accompagna da una vita, non riuscirai mai ad esternare il fuoco che hai dentro.

Parli di politica, di lavoro, d’affetti, di viaggi, ma, in fondo, bastano tali discorsi a colmare la vera esigenza che senti? È questo il confronto che cerchi!?

Hai passato lunghi momenti, da solo, in silenzio, contemplando la fiamma che hai dentro, cercando alternative all’essere uomo.

Ma la teoria è ben distante dalla pratica, nel mondo che esperisci pare invalicabile quel limite imbellettato, fatto di carezze e convenevoli che altro non sono che schiaffi e insulti all’animo.

Una brutta storia

C’era una volta una ragazza.
Questa ragazza aveva una particolarità, mangiava in modo strano.
Non POCO strano come mangiano i giapponesi con le bacchette o gli africani con le mani, ma in modo VERAMENTE strano.
Di tutti i cibi ne mangiava soltanto il condimento.
Della pizza mangiava la mozzarella e il pomodoro,
della pasta ciucciava il sugo dai maccheroni,
le brioches le ripuliva dal ripieno,
e la frutta? Mangiava solo la buccia.

Ormai non poteva più fare a meno di alimentarsi in quella maniera.
Fintantoché avesse continuato così, infatti, le sarebbe andato tutto alla grande, la vita, il lavoro, la salute, l’amore.

Capitò, però, un giorno, che si prese una bruttissima influenza intestinale.
Si sa che in questi casi i condimenti vanno evitati il più possibile, così lei poteva mangiare quasi nulla.
Della camomilla inalava l’aroma,
il latte intero lo faceva bollire per tirarne su solo la parte grassa,
il riso in bianco lo annegava nell’olio.
Fu quella un’esperienza molto traumatica per lei, ma era una ragazza forte e fece presto a riprendersi dal colpo.

Così tornò alla sua solita vita, fatta di successi e pasti consumati preferibilmente lontano da occhi indiscreti.
La tranquillità, tuttavia, non fu lunga a durare: avvenne, un brutto giorno, la disgrazia ASSOLUTA.

Era una domenica mattina quando, annoiata, decise di farsi un giro in bici.
Pedalando e pedalando, così velocemente, non s’accorse della mosca che le capitò dritta dritta in gola.
Non le ali, né le zampe ma una mosca INTERA aveva mangiato.

“Qual è il condimento per una mosca?” Si chiese.
“Semmai ci sia un condimento…”
Restava il fatto che lei la mosca l’avesse ingoiata per INTERO!

Quando realizzò questo, fu assalita dal panico.
Dubbi atroci nacquero in lei.
Chissà, nel sonno, quanti ragni …
E gli animali più piccoli? Persino nell’aria ci sono batteri e microbi e lei quanti … sicuramente … deglutiti, INTERAMENTE.

Più nessuna certezza ORA aveva.
Quella notte non dormì, così come tutte le notti a seguire. Rimuginava e rimuginava.

Passò i mesi, e poi gli anni, così, a rimuginare.

Finché un giorno se ne andò al mare, con un piano in mente.

Per prima cosa pescò un grosso pesce palla, di quelli assolutamente sgraditi ai predatori per il loro veleno supertossico.
Poi, con una pompa ad aria compressa gonfiò per bene il pesce.
Nuda, quindi, ci si avvinghiò e, con quel canotto, si spinse al largo, in mare aperto:

un grosso nighiri galleggiante di cui lei rappresentava il ghiotto condimento e il pesce la sgradita parte da scartare.

A questo modo avrebbe coronato tutta la sua esistenza, con una fine degna.

Passarono ore e poi giorni in mare, quando, ormai stremata, la ragazza finalmente gioí nell’avvistare, in lontananza, un grosso squalo avvicinarsi minaccioso.

Le cose, tuttavia, non andarono come aveva previsto: lo squalo non scartó nulla, senza esitazione mangiò tutto, lei e il pesce palla, in un sol boccone, per INTERO.

…e del piano della ragazza? Che ne era stato?
Ahilei gli squali son l’unica specie immune al veleno di pesce palla.
Fine.