Il danzatore nudo

Si trascinava ogni mattina fuori dal letto, andava in doccia e poi si metteva a ballare nudo sul terrazzo, alla vista di tutti i condomini lì intorno.

I vicini lo additavano, lo sbeffeggiavano, le mamme chiudevano gli occhi ai loro bimbi curiosi, le anziane facevano finta di scandalizzarsi ma in fondo s’esaltavano a quei balletti, ché l’era comunque un bell’uomo.

“Mamma, mamma guarda quel signore, chi è? Perché balla senza vestiti?”
“È un pazzo figlio mio, fa finta di nulla, non guardare!”

Il gelsomino cresceva rigoglioso sul terrazzo del danzatore e i balletti erano bene incorniciati dai fiori. Poi venne anche l’uva che dai tralicci scendeva dall’alto, il danzatore ora sembrava Bacco.
Uno spettacolo.
Criticandolo, tutti lo guardavano.

L’era bravo, c’aveva un modo di ballare contagioso, anche senza musica, si poteva sentirne il ritmo cogli occhi, e indovinare il colpo d’anca successivo al primo e poi al secondo e le mani nel mentre volteggiavano fluide e ipnotiche.

Inoltre, era un signore più che dotato, lì in basso, così che l’elicottero danzava pure lui, a tempo, insieme alla chioma di lunghi capelli che sinuosa portava in testa.

Questo spettacolo si ripeteva tutte le mattine.

Un giorno, però, il sole eclissò e il folle nudo che ballava sul balcone non si vide più.
Quella mattina nessuno fiatò, né le mattine successive.

Passarono i mesi e poi gli anni, del danzatore più nessuna traccia. Qualcuno giura di averlo rivisto, nelle mattine più nebbiose, ballare ancora su quel terrazzo.

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