Camminavo

Tutti i giorni percorrevo una dozzina di km in bicicletta, per necessità.
Al posto dell’auto, mi spostavo in bici.
Capitó che mi rubarono la bici, e allora quei km decisi di farli a piedi, tutti i giorni.

Freddo o caldo, pioggia o nebbia, io camminavo comunque.
Giorno dopo giorno, assaporavo l’indolenziomento delle gambe stanche.

In estate, sotto al sole, sudavo e mi veniva sete, non la placavo, camminavo e non sentivo più sete.

In inverno avevo freddo, non mi coprivo, camminavo e non sentivo più freddo.

Spesso digiunavo, imparavo a conoscere i morsi della fame, camminavo e non avevo più fame.

Prediligevo le strade meno trafficate, le vie secondarie, solitarie, di sera quelle più buie.

Attraverso le campagne ero un fantasma con le scarpe.

Coglievo particolari che non avevo mai notato e mi pareva di conoscere da sempre.

Scandivo gli attimi coi passi e quegli attimi non recavano con loro né passato né futuro.

Sentivo.
Ergevo l’essere al di sopra della logica, esperivo coi sensi, deprivavo l’intelletto.
M’annullavo per rinascere.

Quando infine tornavo a casa, allora, lentamente, ritornavo in me.

Il battito del cuore avevo lento e forte, gli occhi profondi erano gli occhi di chi, per un attimo, è stato altrove.

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