Bianco

Stavo a camminare in quella landa desolata che in giro si diceva che sarei morto, che c’avevo la testa bacata dai vermi. Stavo a camminare e non mi sembrava vero che c’era tutta quella pochezza di cose in quel posto. Era entusiasmante, per quanto camminavo non ci stava proprio niente. Solo la terra, la neve, qualche albero spoglio e qualche cane randagio. Praticamente ci stavo solo io, riempivo tutto lo spazio.

Ingrassai 20kg prima di intraprendere quel viaggio e ci stetti un mese in viaggio, forse più. Senza mangiare e a bever la neve e la pioggia. Al mattino, mi lavavo la faccia e le ascelle con la neve. E poi camminavo seguendo sempre il Sud, con l’aria fresca delle prime ore del giorno e il debole sole in fronte nel pomeriggio.
Stavo bene.
La sera m’accampavo nella landa e dormivo coi cani che mi tenevano al caldo. C’erano due cani che da quando li avevo incontrati m’accompagnavano sempre. Cip e Ciop li avevo chiamati.
La fame non era un problema, dopo i primi due giorni che il mio stomaco voleva cibo, poi non si fece più sentire. Dosavo le energie ed ero sereno. Cip e Ciop andavano a caccia e mi portavano talpe e scoiattoli morti. Per non offenderli, accettavo le offerte, prendevo le carcasse e facevo finta di mangiarne un po’ ma poi sputavo il boccone e davo il resto in pasto a loro.

Così feci per quaranta giorni, forse più, a camminare come un fantasma. Che poi mi si chiese perché lo feci. E non è che ad ogni domanda ci debba essere per forza una risposta. Lo feci perché sì.

Quando infine ritornai in paese, che prima o poi avevo da tornare, tutto mi sembrò così colorato che mi venne voglia di ballare, ché dopo tutti quei giorni gli occhi si erano abituati a vedere in bianco e nero e scale di grigi.
Tornai che mi stancavo a parlare e a sentire la mia voce mi sembrava di sentire la voce di un estraneo.
Tornai che ero dimagrito ed ero la metà di quando ero partito e c’avevo la barba incolta e i capelli così lunghi che mi sembravo Gesù Cristo.
Tornai che c’avevo un sorriso perenne stampato in faccia. Mi si chiese perché sorridevo, che c’avevo da essere così felice. Non è che ad ogni domanda ci debba essere per forza una risposta. Sorridevo perché sì.