Coccodrilli Lilli

La siepe era fatta da resti umani e ogni anno veniva ampotata. Dai vecchi rami di braccia e gambe ricrescevano arti giovani e torniti, guance rosee e ginocchia dalle cartilagini ben lubrificate. In primavera la siepe era un tripudio di colori, unghie smaltate, capelli colorati, iridi verdi e blu.

La siepe cresceva tutt’intorno la circonferenza della Terra, ottordici metri icosaedrici, e si estendeva per una distanza imprecisata in altezza, forse arrivando a toccare altri pianeti, stelle o satelliti. Mani su gomiti, gomiti su teste, cosce, pubi e mammelle, un intreccio che formava un muro rosa che oscurava il cielo.

Ogni anno un giardiniere andava a potarla.
Il giardiniere era un coccodrillo che si chiamava Lillo. Aveva denti aguzzi come spade di samurai e succhi gastrici acidissimi. Tagliava la siepe a morsi, con voracità e passione. La sua bocca era così larga che con un solo boccone arrivava a potare per l’intera circonferenza terrestre. Quella bocca ospitava un numero di denti indefinito. I bambini a scuola imparavano che zero fratto zero è uguale al numero di denti del giardiniere.

Negli anni, la siepe divenne sempre più rigogliosa e feconda. Cresceva ad un ritmo così veloce che fu necessario assumere altri sei coccodrilli Lilli per contenere l’avanzata di tutti quei rami umani. In altezza tuttavia nessuno poteva arrivare a potarla, chissà quindi quali spazi cosmici siderali aveva raggiunto e con quali galassie e civiltà aliene era venuta a contatto.

Passarono gli anni e la velocità di crescita di quell’insolita vegetazione non accennò a diminuire, anzi! Non esistevano più stagioni, estate, primavera, autunno o inverno, la siepe cresceva sempre, ad un ritmo frenetico. Fu così che la stragrande maggioranza degli abitanti della Terra fu convertita a coccodrilli Lilli. Questi lavoravano incessantemente, ogni ora del giorno e anche della notte, facevano tre turni da otto ore ciascuno, per riposare le mascelle.

Tuttavia questi sforzi non furono sufficienti a compensare l’avanzata della siepe, ormai inarrestabile. Braccia e gambe, piedi e mani, bocche e orecchie riempirono la quotidianità di ogni abitante della Terra, ve ne era traccia in ogni angolo, in ogni pertugio, persino nelle case e dentro ai letti. La siepe aveva colonizzato ogni luogo, anche solo per un’unghia o per un pelo pubico, non esisteva al mondo posto che non ne fosse toccato.

Man mano che la siepe si espandeva, la luce sulla Terra andò affievolendosi. Il cielo infatti era oscurato da una cappa di carne che continuava a crescere e a crescere, creando un tetto sul mondo. Pian piano i giorni si accorciarono, divennero sempre più brevi sino a quando fu notte perpetua. Il pianeta piombò nel buio quasi assoluto. Come conseguenza di ciò i coccodrilli Lilli, già miopi per loro genetica, divennero ipovedenti. Tiravano morsi alla cieca e capitava spesso che si mordessero a vicenda, amputandosi le code o tranciandosi di netto le zampe.

A causa della loro quasi completa cecità i coccodrilli Lilli non si accorsero di nulla quando avvenne la catastrofe. La massa spropositata di carne, che incombeva da tempo sulle teste di tutti, finalmente cedette alla gravità. D’un colpo venne giù e piombò gravosamente al suolo, con una violenza tale da sconquassare il pianeta e far deviare la sua orbita di circa 50cm.

In pochi secondi gli abitanti delle Terra morirono schiacciati dal peso di quei resti umani. Con loro appassì anche la siepe o forse la siepe non era mai esistita.

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