Stanca

Piango. Forse perché sono stanca. Stanca di affermare ciò che ho scelto di essere nel mondo. Ciò richiede molte energie e a volte mi sembra di violentarmi e violentare.

Domenica parto. Faccio un viaggio, lontanissimo. Ci sto per un po’.

Sarò libera di morire e morirò. Morirò forse più di una volta. Me lo auguro.

Se mi incontrerai in questo tempo son sicura che ci capiremo.

Io avrò abbandonato le resistenze, in me ti potrai riconoscere e specchiare.

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A volte mi sento molto sola quando non sono sola. Non vedo l’ora di poter stare un po’ da sola.

La doccia

…è come quando hai voglia di fare una doccia ma non hai voglia di fare quello che viene dopo la doccia.
Non hai assolutamente voglia di metterti l’accappatoio, asciugarti i capelli, metterti il deodorante, vestirti…
Così fai la doccia e poi, visto che non hai voglia di fare quelle altre cose lì, che fai?! Non le fai. Esci dalla doccia nudo e ti butti sul divano. Che poi capisci che ti dà fastidio la pelle bagnata contro il divano in pelle e i capelli fradici si appiccicano dappertutto e ti si appiccicano sulla schiena e te non li sopporti. Allora, d’impeto, ti butti sul tappeto in salotto, e per asciugarti ti ci giri e rigiri strofinandoti come un cane. Poi pensi che il tappeto è pieno di polvere e ti senti tutta la polvere addosso, e probabilmente hai addosso anche acari e altri insetti che vivono nei tappeti. E allora ti viene voglia di fare una doccia e ti fai un’altra doccia e questa volta fai anche tutte le altre cose dopo la doccia. Ti metti l’accappatoio, ti asciughi i capelli, metti il deodorante, ti vesti…

Che ore sono

Gli orologi non si usano più, ci sono i cellulari.
Io ho un cellulare che segna sempre l’ora sbagliata, così non so mai che ore sono.

Da quando ho iniziato ad indossare il vecchio orologio di mio nonno, che ho trovato giù in cantina, so sempre che ora è.
Anzi, non posso fare a meno di controllare CONTINUAMENTE che ora è.

Anche adesso.
Sono le 12:38.

Maledetto orologio.
Sono le 12:39, in questo momento.

Ma il momento è già passato.
Son già le 12:40.

È chiaro che il tempo, vissuto da mio nonno, era vissuto come prigionia.
Così ho smesso di indossare l’orologio di mio nonno.

Il mio cellulare continua a segnare l’ora sbagliata. Non voglio sapere che ore sono.

Andrà tutto bene

La brezza fresca della sera che veniva dalla campagna incontrò un uomo, alla periferia di una grande città. L’uomo se ne stava seduto a gambe conserte, braccia conserte, a lato del marciapiede, indossava un impermeabile scuro e un cappuccio con la visiera che gli copriva il volto.

Chi era? Con molta probabilità un senzatetto.
Poco importava, era un uomo e in quanto uomo era un peccatore, magari era anche un gay, in ogni caso colpevole. Questo fu quello che pensò Calogero Schifosetti, impiegato alla Volgh&Co quando decise di riversare tutta la rabbia che aveva repressa in corpo contro lo sventurato.

Dall’altro lato della strada, nello stesso momento, si trovava a camminare Luigi Sacconi, che vide tutta la scena; vide Calogero, un omone sproporzionato, verosimilmente acromegalico, che, prendendo la rincorsa, si scagliava con violenza inaudita contro un senzatetto con l’impermeabile.

Raffiche di calci e pugni furono menate così furiose che l’uomo con l’impermeabile era un burattino disarticolato sbatacchiato in tutte le direzioni.
Questa furia andò avanti senza accenno a smorzarsi. Andò avanti per minuti, forse per quarti d’ora, forse per un’ora, Luigi Sacconi non seppe bene dire.

I tentativi del senzatetto di difendersi erano tanto ciechi e inefficaci da sembrare i movimenti di un burattino a cui un ubriaco sta tirano i fili.

Finalmente il burattino smise di dimenarsi, cadde come un sasso al suolo, privo di sensi, ma questo non frenò la rabbia di Calogero Schifosetti. Continuò a picchiare il corpo inerme e a picchiare forte, se possibile più forte di prima. Il marciapiede era ora un lago di sangue e lividume.

Luigi Sacconi, dall’altro lato della strada, assistette all’intera scena immobile, pietrificato da tanta brutalità. Quando realizzò di dover fare qualcosa, l’impellenza lo attanagliò e fu preso dal panico. Di primo acchito pensò di chiamare la polizia o i soccorsi ma poi decise che non c’era tempo da perdere.

Luigi Sacconi, Don Luigi, detto anche Don Gigi, tirò un respiro profondo, si inginocchiò e, giunte che ebbe le mani, prese a pregare con intensità e devozione. Pregò per l’anima di quel senzatetto, pregò che potesse finalmente trovare pace nell’alto dei cieli. Poi, iniziò a pregare anche per quell’altro uomo violento, pregò affinché si pentisse e fosse redento.

Andrà tutto bene.

Masticare

Un pezzo di hamburger, un boccone. Se lo mise in bocca e cominciò a masticarlo. E non smise. Masticò la carne ma tra la carne ci stava la plastica, polietilene e PVC perlopiù. Masticò per anni la stessa plastica che non riusciva a sminuzzare e a mandare giù. Dimenticò di star masticando, pur continuando a masticare. A furia di masticare si consumò i denti, si infiammò il trigemino, e soffrì di emicree, emise ettolitri di saliva ogni giorno, sputazzava in giro saliva dal sapore di plastica, i succhi gastrici le procurarono ulcere e poi l’ernia iatale che le faceva ruttare acido. Neanche di notte smetteva di masticare, ché la plastica stava sempre lì, e doveva masticarla, c’aveva il bruxismo.
Era felice però di masticare. Guardava i TG e pensava che almeno lei c’aveva di che masticare.

Quando, successe, le andò di traverso ciò che stava masticando, credette di soffocare, ma non soffocò, riuscì invece ad inghiottire finalmente la plastica.
Non ebbe più nulla da masticare, smise così di masticare. Pensò subito che doveva trovare qualcos’altro da masticare, che non doveva farsi vedere in giro così, senza masticare. Pensò che fosse difficile trovare qualcosa da masticare che fosse durevole come la plastica che fino ad allora aveva masticato. Aspettò quindi di andare in bagno, andò di corpo e fu felice di tornare a masticare la stessa plastica che fino ad allora aveva masticato.

Ho la testa che esplode oggi

Ho la testa che esplode oggi, non riesco a pensare, non voglio pensare, la realtà mi confonde.
Non riesco a. Devo fare uno sforzo immane per. Dimostrare di.
Assumo il comportamento, assumo la forma.
Finzione.
Non chiedere la mia opinione, ti prego, risparmiami.
Vorrei non dover prendere posizioni.
Vorrei non dover avanzare giudizi.
Vorrei non proferire più parola.
Vorrei non volere, più nulla, vorrei stare, ad osservare, prendere atto di quel che accade, evitare di interagire, vorrei non essere parte di, vorrei concedermi di essere estranea al mondo. Almeno per un po’. Almeno per oggi.
Ma l’oggi è già domani.

Così…

E affamarono la popolazione per acquisire consenso generando false speranze all’insegna del “qualcosa sarà fatto”. E badarono bene a trascurare l’istruzione per crescere generazioni sempre più ignoranti, e raccontarono la storia come conveniva loro.Tagliarono finanziamenti alla sanità per creare disagio, per generare nuovi eroi e catalizzare l’attenzione verso i nuovi eroi e non fare accorgere di vecchi nemici.

E la capillarizazione della religione fece in modo di accollare a Santi e Madonne responsabilità e speranze di risoluzione, in molti si appellarono al magico e al divino. E la crisi costrinse famiglie a dover dipendere dai sussidi e a vedere lo Stato come benefattore. E furono creati nuovi orizzonti di cartone, mode, status symbol, obiettivi di mercato, e il popolo viveva per consumare e consumava per vivere. E gli oceani furono inquinati, le terre furono inquinate, l’aria fu inquinata. E ciò divenne benzina per creare nuovi Business. E la gente abboccò, molti sacrificarono la vita in ideali ecologisti. E fu instillato l’odio nelle masse attraverso scarico di responsabilità, gerarchie sociali, ruoli misti di aguzzini e vittime. E furono diffuse idee di complotti che funsero da capri espiatori in cui molti vanamente riversarono energie.

E fu il tempo in cui gli Stati chiusero i confini e la realtà si confuse e la propaganda politica oscurò le menti, il male non si distinse più dal bene. Furono limitate le libertà individuali in nome del benessere collettivo, il nazionalismo imperò. E la popolazione continuò a venir affamata per motivi ogni volta diversi, sempre legittimi, sempre condivisibili.

E venne il tempo in cui il terrore di un minaccia esterna costrinse le genti a casa. E la religione fu strumento per tenere a bada le genti. E la solidarietà fu inquinata da una spessa maschera di ipocrisia. E l’appello al senso di responsabilità civile contribuì all’ammansimento.
I figli se la presero coi padri e i padri coi figli. I valori, già corrotti, furono abbandonati del tutto. E fu un secondo Medioevo. Il sospetto, l’odio razziale, e non, esplosero, le genti si incolparono a vicenda, i vicini si incolparono a vicenda. Il numero di omicidi aumentò. Il numero di suicidi aumentò. E la classe politica confuse le carte, speculò e si arricchì a spese di un popolo confuso, intimorito e rancoroso.

E venne il tempo in cui i potenti si lasciarono prendere la mano, sadicamente. E si infierì sulla popolazione con tutti i mezzi a disposizione. E non ci fu più bisogno di giustificare le scelte ad un popolo troppo indebolito per avere la forza di reagire.
E si arrivò al punto in cui la popolazione fu completamente soggiogata e il potere completamente accentrato.

Quando non ci fu più nessuna possibilità di manovra, quando solo morte e disperazione imperavano, quando i soldi non poterono comprare più nulla, solo allora il Re si guardò allo specchio e vide che era rimasto nudo.

La crociera

Fin da piccolo il mio sogno era andare in crociera.

I miei genitori mi ripetevano sempre che se mi fossi impegnato a scuola sarei potuto andare in crociera. Così studiavo tanto ed ero molto bravo, il primo della classe.

Pensavo alla crociera.

Dopo le scuole frequentai un tirocinio,
Pensando alla crociera.

Dopo il tirocinio feci un master,
Pensando alla crociera.

Dopo il master lavorai un periodo come stagista,
Pensando alla crociera.

Dopo lo stage finalmente trovai un lavoro ben pagato,
Per pagarmi la crociera.

Mi informai, pare che le crociere siano molto più godibili se fatte insieme alla famiglia.

Così misi su famiglia,
Per andare in crociera con moglie e figli.

Quest’estate finalmente sono andato in crociera.

Non so cosa mi aspettassi.
Sono rimasto deluso.
Molto deluso.
Indicibilmente deluso.

Ora, mentre guardo l’acqua scura sotto di me, trovo il coraggio di compiere l’ultimo balzo
Pensando alla crociera.

Coronavirus

Nuovi casi sospetti, nuovi casi accertati ogni ora, ogni giorno, ogni settimana.
Morti. Centinaia di morti, migliaia di morti, innumerevoli morti.
Fosse comuni sulle navi da crociera. Fosse comuni sulle isole di plastica. Fosse comuni nella Fossa delle Marianne.
 
Tempo di incubazione 14 giorni. Morti.
Tempo di incubazione 24 giorni. Morti.
Tempo di incubazione 3 mesi. Morti.
 
Mondo paralizzato. Economia congelata. Vietato uscire di casa.
Misure preventive: mascherine, lavare spesso le mani, fare spesso il bidet, anche per i francesi.
Misure preventive più stringenti: tutine in polipropilene, guanti in nitrile, maschere 3M, respirare poco.
 
Non è sufficiente, focolai ovunque.
Tutti potenzialmente infetti.
 
Virus trovato nelle falde idriche, nel cibo fresco, nel cibo congelato, nei piselli in scatola, nei bagni Trenord e sui vestiti.
 
ALLARME: Il virus sopravvive all’ambiente esterno.
TUTTI sono infetti.
NESSUNO escluso.
Inutili mascherine o altro.
Unica speranza è avere presto il vaccino.
 
Incubazione 6 mesi, forse 8.
 
Per le strade contagiati, condannati a morte, passeggiano, senza affanno, dialogano.
Non c’è fretta.
Figli giovani passano tempo con genitori anziani.
Anziani ansimano nei propri letti, sereni.
“Respiro a fatica. Sarà il virus? Boh, godiamoci il tempo che resta”.
Amori esplodono. Dichiarazioni, riappacificazioni, sorrisi.
Sentimenti forti.
Rancori covati per anni si sciolgono.
Bambini giocano fuori dalle scuole chiuse.
Nessun’auto in giro. Strade sgombre. Centri commerciali chiusi.
Silenzio.
Si parla a voce bassa.
 
Dopo 6 mesi, pochi morti.
Dopo 8 mesi, nessun morto.
 
Stando ai test NESSUNO è più positivo al virus.
 
Come è possibile?
Come è comparso, d’improvviso, così il virus è scomparso, d’improvviso.
Il mondo può tornare ad essere come prima, tuttavia nulla è più come prima.

Stasera esco?

Stasera esco, non volevo uscire ma esco lo stesso.
Stasera esco e sarò fuori contesto.

Niente trucco.

Ai capelli la fascia, quella dello sport, quella sudata;
e poi la coda, storta, con l’elastico viola.

Abiti di casa, tuta comoda, marca “Pumas”, bucata sulla manica, presa al mercato, dai cinesi, 10 anni fa.

Scarpe da ginnastica vecchie, una volta bianche ora beige, senza lacci, con gli strappi, meglio se sporche, magari di cacca… cane o uomo è uguale, se la trovo, prima di entrar nel locale.

Stasera esco, scelgo un posto fighetto, completamente fuori contesto.
Non è un atto di protesta, è che stasera così mi passa per la testa, e forse un po’ protesta lo è.

Se mi rivolgi la parola, stasera, sarò sincera, ti dirò le cose come stanno, come penso.
Se mi chiedi qualcosa risponderò non alla domanda che mi fai ma a quella che non mi hai fatto.

Stasera esco e non me ne frega niente del resto, sono fuori contesto.

PS: Mi sa che non esco.