Nebbia

Fuori dalla finestra, vedo l’erba e le siepi e qualcuno che fa i complimenti per fare un altro passo, giù da un balcone.
Dentro la finestra c’è la nebbia che è entrata da fuori.

Di posti così ne trovi veramente pochi perché quasi nessuno sa come far entrare l’umidità.
“Sei umido”, mi dicevano, ma erano loro che erano troppo secchi, in testa li portavano, i secchi, e se ne andavano in giro così, senza veder nulla.

Il nero qui da me è soltanto dentro, finché non accendo la luce, poi diventa grigio.
Il sole fuori colora i gigli e le piante
dei piedi conficcate nel terreno
molle, come un ventre che accoglie un figlio
illegittimo.

Mi muovo con questa consapevolezza mentre la nebbia entra e io la lascio entrare.
Di fuori, gli scoiattoli saltano i fossi, per il lungo e,
mentre una libellula cerca di accoppiarsi con un libellulo, io accoppo un’idea per farne la biopsia e decidere poi che era cattiva idea.

La nebbia, qui, è ora fitta, con un grissino ne taglio un po’ per assaggiarla, sa di nuvole.
Entro in una nuvola, mi bagno,
nel bagno le mattonelle lisce di ceramica diventano scivolose,
scivolo e mi diverto,
cado,
dalle nuvole
in terra,
e sono di nuovo
asciutta.

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