La Tina in tre anni con indosso la mascherina aveva dato libero sfogo alla sua mimica facciale. Sotto quel pezzo di stoffa v’erano smorfie, pernacchie, digrigni, che tanto nessuno vedeva. Ogni stato d’animo lo esternava sotto la mascherina. Parolacce col labiale, bestemmie ed altre imprecazioni soffocate. La bocca e le guance ormai non le controllava più.
Si sfogava così, la Tina, e si sentiva bene, tanto bene che non ebbe più bisogno degli inibitori di pompa protonica per la gastrite cronica. Divenne una persona all’apparenza molto affabile, la più affabile che io conosca.
La Tina!? Un tesoro! Mentre sotto la mascherina via di imprecazioni e parolacce e kittem0rt.
Quando le mascherine furono messe al bando, perché troppo inquinanti e perché ormai l’emergenza pandemica era passata, rimase solo la guerra e la Tina cadde in crisi, una crisi profonda, non risolvibile. Non seppe infatti più controllare l’espressione di metà volto e la bocca continuò a far smorfie.
Era un problema, la gente si indignava a quelle smorfie, s’offendeva e non capiva la povera Tina in balia di quello scherzo. Fu così che tutti gli amici si allontanarono, come anche i conoscenti e i parenti, anche quelli serpenti. Credevano che mancasse loro di rispetto.
“La Tina s’è bevuta il cervello”, dicevano.
“Che ha? Ora ci disprezza!!!”.
“Pfff, non voglio più avere a che fare con lei!!!”.
Disperata, così, la Tina decise di ricorrere alla misura estrema. Punture di botulino self-made per bloccare i muscoli facciali ed iniezioni siliconizzanti, per domarli come si doma un cavallo imbizzarrito. Tina, la nuova Tina, era tutta un guance di marmo, labbra a canotto, espressione neutra come una Barbie.
Tina iniziò così una nuova vita, entrò in nuovi giri, si fece nuovi amici, la maggior parte dei quali anche loro con labbra a canotto e ritocchini di qui e di lì. Ma Tina andava fiera che nessuno avesse labbra tanto gonfie quanto le sue. Chissà se anche loro avevano da nascondere un segreto come la Tina.